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Cervino. Il più nobile scoglio

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Cervino. Il più nobile scoglio

La storia della prima conquista del Cervino. Il 14 luglio 1865 Edward Whymper, venticinquenne inglese, parte da Zermatt e raggiunge per primo la vetta del Cervino, il «più nobile scoglio» secondo John Ruskin, o «Gran Becca», come la chiamano ancora nelle valli italiane. La discesa, però, si trasforma in tragedia: la corda che lega i sette scalatori si rompe e quattro di loro precipitano nel vuoto. Pochi giorni più tardi, Jean-Antoine Carrel arriva in cima dal versante italiano. Carrel è il vero «eroe» dell'avvincente racconto che Reinhold Messner fa della «conquista» di questa splendida montagna: Carrel, la guida della Valtournenche che per primo osò pensare di salire il Cervino, fino ad allora considerato inespugnabile per le condizioni meteorologiche che lo caratterizzano, per la severità delle sue pareti, per l'aspetto maestoso che dai tempi più remoti ha alimentato miti e leggende paurose. E Carrel è caratterialmente l'opposto del «dandy» Whymper: è taciturno, istintivo, dominato dal senso di responsabilità per chi scala con lui, è affidabile fino alle ultimissime ore prima di morire lui stesso sul Cervino, venticinque anni più tardi, dopo aver assicurato la salvezza ai suoi compagni. Whymper e Carrel rappresentano due modi radicalmente diversi di vivere la montagna, pur accomunati dalla medesima, bruciante, passione. E in questo libro affascinante Messner è come se facesse parte dell'una e dell'altra cordata, perché vuole capire: «Voglio salire con questi due alpinisti. Voglio capire che cosa li ha spinti, voglio capire che cosa hanno dovuto sopportare».
La storia della prima conquista del Cervino. Il 14 luglio 1865 Edward Whymper, venticinquenne inglese, parte da Zermatt e raggiunge per primo la vetta del Cervino, il «più nobile scoglio» secondo John Ruskin, o «Gran Becca», come la chiamano ancora nelle valli italiane. La discesa, però, si trasforma in tragedia: la corda che lega i sette scalatori si rompe e quattro di loro precipitano nel vuoto. Pochi giorni più tardi, Jean-Antoine Carrel arriva in cima dal versante italiano. Carrel è il vero «eroe» dell'avvincente racconto che Reinhold Messner fa della «conquista» di questa splendida montagna: Carrel, la guida della Valtournenche che per primo osò pensare di salire il Cervino, fino ad allora considerato inespugnabile per le condizioni meteorologiche che lo caratterizzano, per la severità delle sue pareti, per l'aspetto maestoso che dai tempi più remoti ha alimentato miti e leggende paurose. E Carrel è caratterialmente l'opposto del «dandy» Whymper: è taciturno, istintivo, dominato dal senso di responsabilità per chi scala con lui, è affidabile fino alle ultimissime ore prima di morire lui stesso sul Cervino, venticinque anni più tardi, dopo aver assicurato la salvezza ai suoi compagni. Whymper e Carrel rappresentano due modi radicalmente diversi di vivere la montagna, pur accomunati dalla medesima, bruciante, passione. E in questo libro affascinante Messner è come se facesse parte dell'una e dell'altra cordata, perché vuole capire: «Voglio salire con questi due alpinisti. Voglio capire che cosa li ha spinti, voglio capire che cosa hanno dovuto sopportare».
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La storia della prima conquista del Cervino. Il 14 luglio 1865 Edward Whymper, venticinquenne inglese, parte da Zermatt e raggiunge per primo la vetta del Cervino, il «più nobile scoglio» secondo John Ruskin, o «Gran Becca», come la chiamano ancora nelle valli italiane. La discesa, però, si trasforma in tragedia: la corda che lega i sette scalatori si rompe e quattro di loro precipitano nel vuoto. Pochi giorni più tardi, Jean-Antoine Carrel arriva in cima dal versante italiano. Carrel è il vero «eroe» dell'avvincente racconto che Reinhold Messner fa della «conquista» di questa splendida montagna: Carrel, la guida della Valtournenche che per primo osò pensare di salire il Cervino, fino ad allora considerato inespugnabile per le condizioni meteorologiche che lo caratterizzano, per la severità delle sue pareti, per l'aspetto maestoso che dai tempi più remoti ha alimentato miti e leggende paurose. E Carrel è caratterialmente l'opposto del «dandy» Whymper: è taciturno, istintivo, dominato dal senso di responsabilità per chi scala con lui, è affidabile fino alle ultimissime ore prima di morire lui stesso sul Cervino, venticinque anni più tardi, dopo aver assicurato la salvezza ai suoi compagni. Whymper e Carrel rappresentano due modi radicalmente diversi di vivere la montagna, pur accomunati dalla medesima, bruciante, passione. E in questo libro affascinante Messner è come se facesse parte dell'una e dell'altra cordata, perché vuole capire: «Voglio salire con questi due alpinisti. Voglio capire che cosa li ha spinti, voglio capire che cosa hanno dovuto sopportare».

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