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I campi di Orcus e altre poesie

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I campi di Orcus e altre poesie

“Non servono le tue declamazioni. È suonata l’ora di schierarci, di contarci, senza sapere, chi sia il primo e chi il secondo. Senza sapere chi, con le sue mani, senza ascoltare il piffero altrui, lascerà non pietra su pietra, ma solo miseria e povertà. Senza sapere, chi oggi, chi domani. Senza prevedere, o la va o la spacca, quale carta capita a chi, chi è ferito e chi è ucciso. Chi morirà e chi si nasconderà, chi rantolerà, chi giacerà sul fondo. E cresce la macchia di petrolio della nostra strisciante frontiera fino alla mia Ucraina dalla mia Georgia: rovine, rovine, rovine e bagliori di fiamme perpetue, non quelle, che sono fra i mausolei e le date immortalate, ma quelle che bruciano appena e aspettano i militi ignoti.”
“Non servono le tue declamazioni. È suonata l’ora di schierarci, di contarci, senza sapere, chi sia il primo e chi il secondo. Senza sapere chi, con le sue mani, senza ascoltare il piffero altrui, lascerà non pietra su pietra, ma solo miseria e povertà. Senza sapere, chi oggi, chi domani. Senza prevedere, o la va o la spacca, quale carta capita a chi, chi è ferito e chi è ucciso. Chi morirà e chi si nasconderà, chi rantolerà, chi giacerà sul fondo. E cresce la macchia di petrolio della nostra strisciante frontiera fino alla mia Ucraina dalla mia Georgia: rovine, rovine, rovine e bagliori di fiamme perpetue, non quelle, che sono fra i mausolei e le date immortalate, ma quelle che bruciano appena e aspettano i militi ignoti.”
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“Non servono le tue declamazioni. È suonata l’ora di schierarci, di contarci, senza sapere, chi sia il primo e chi il secondo. Senza sapere chi, con le sue mani, senza ascoltare il piffero altrui, lascerà non pietra su pietra, ma solo miseria e povertà. Senza sapere, chi oggi, chi domani. Senza prevedere, o la va o la spacca, quale carta capita a chi, chi è ferito e chi è ucciso. Chi morirà e chi si nasconderà, chi rantolerà, chi giacerà sul fondo. E cresce la macchia di petrolio della nostra strisciante frontiera fino alla mia Ucraina dalla mia Georgia: rovine, rovine, rovine e bagliori di fiamme perpetue, non quelle, che sono fra i mausolei e le date immortalate, ma quelle che bruciano appena e aspettano i militi ignoti.”