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La sicurezza della nazione ungherese

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La sicurezza della nazione ungherese

“Amava tutti coloro che vivevano sulla terra, e anche quelli che vivevano sugli alberi, nell’aria, nelle grotte, nei fiumi, o nelle terrificanti profondità degli oceani, e non sarebbe stato in grado di misurare questo suo amore con la bilancia.” András Papp è stato un bambino solitario, allevato dai nonni, segnato da un difetto fisico ma determinato e a modo suo forte, acceso dalla passione per un prato vicino al Danubio che è diventato il suo mondo: il mondo delle farfalle, che ha scelto perché non pizzicano, non pungono, non mordono. Ormai adulto, sempre solitario, buono, ricco di una certa fama che gli consente di continuare le sue ricerche pur dentro le insensatezze della macchina burocratica pubblica a cui appartiene, Papp è circuito da uno strano tipo che dice di essere uno scrittore, un certo László Qualcosa (cognome impronunciabile), e lo incalza al telefono e poi dal vivo per sapere da lui una cosa, una sola: perché la vita vuole così tanto vivere? Qual è il motivo di questa ostinata volontà vitale della vita? Un quesito cruciale, ossessionante, che segna l’inizio di una strana amicizia tra il mite studioso e il ciarliero, sciatto scrittore nerovestito, un legame rinsaldato da serene escursioni nella natura alla ricerca di una rarissima farfalla ungherese. Lo scrittore premio Nobel 2025 ci spiazza con un titolo da pamphlet che apre una storia di uomini e bruchi, e ci porta nei campi, tra l’erba alta, armati come lui di un retino di tulle, pronti ad acchiappare domande, risposte mai, perché è questo che fanno i bei libri: ci travolgono con le domande.
“Amava tutti coloro che vivevano sulla terra, e anche quelli che vivevano sugli alberi, nell’aria, nelle grotte, nei fiumi, o nelle terrificanti profondità degli oceani, e non sarebbe stato in grado di misurare questo suo amore con la bilancia.” András Papp è stato un bambino solitario, allevato dai nonni, segnato da un difetto fisico ma determinato e a modo suo forte, acceso dalla passione per un prato vicino al Danubio che è diventato il suo mondo: il mondo delle farfalle, che ha scelto perché non pizzicano, non pungono, non mordono. Ormai adulto, sempre solitario, buono, ricco di una certa fama che gli consente di continuare le sue ricerche pur dentro le insensatezze della macchina burocratica pubblica a cui appartiene, Papp è circuito da uno strano tipo che dice di essere uno scrittore, un certo László Qualcosa (cognome impronunciabile), e lo incalza al telefono e poi dal vivo per sapere da lui una cosa, una sola: perché la vita vuole così tanto vivere? Qual è il motivo di questa ostinata volontà vitale della vita? Un quesito cruciale, ossessionante, che segna l’inizio di una strana amicizia tra il mite studioso e il ciarliero, sciatto scrittore nerovestito, un legame rinsaldato da serene escursioni nella natura alla ricerca di una rarissima farfalla ungherese. Lo scrittore premio Nobel 2025 ci spiazza con un titolo da pamphlet che apre una storia di uomini e bruchi, e ci porta nei campi, tra l’erba alta, armati come lui di un retino di tulle, pronti ad acchiappare domande, risposte mai, perché è questo che fanno i bei libri: ci travolgono con le domande.
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“Amava tutti coloro che vivevano sulla terra, e anche quelli che vivevano sugli alberi, nell’aria, nelle grotte, nei fiumi, o nelle terrificanti profondità degli oceani, e non sarebbe stato in grado di misurare questo suo amore con la bilancia.” András Papp è stato un bambino solitario, allevato dai nonni, segnato da un difetto fisico ma determinato e a modo suo forte, acceso dalla passione per un prato vicino al Danubio che è diventato il suo mondo: il mondo delle farfalle, che ha scelto perché non pizzicano, non pungono, non mordono. Ormai adulto, sempre solitario, buono, ricco di una certa fama che gli consente di continuare le sue ricerche pur dentro le insensatezze della macchina burocratica pubblica a cui appartiene, Papp è circuito da uno strano tipo che dice di essere uno scrittore, un certo László Qualcosa (cognome impronunciabile), e lo incalza al telefono e poi dal vivo per sapere da lui una cosa, una sola: perché la vita vuole così tanto vivere? Qual è il motivo di questa ostinata volontà vitale della vita? Un quesito cruciale, ossessionante, che segna l’inizio di una strana amicizia tra il mite studioso e il ciarliero, sciatto scrittore nerovestito, un legame rinsaldato da serene escursioni nella natura alla ricerca di una rarissima farfalla ungherese. Lo scrittore premio Nobel 2025 ci spiazza con un titolo da pamphlet che apre una storia di uomini e bruchi, e ci porta nei campi, tra l’erba alta, armati come lui di un retino di tulle, pronti ad acchiappare domande, risposte mai, perché è questo che fanno i bei libri: ci travolgono con le domande.

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